Sono Giorgio Rubini, un ragazzo italiano di 17 anni che circa un anno fa decideva di vivere un’esperienza all’estero di un anno in Canada. La decisione di affrontare questa esperienza è stata alquanto complessa, perché avevo diverse paure prima della mia partenza. Verso Gennaio ho deciso di voler intraprendere questo percorso con ISEC, non nascondo che prima di quel momento avevo molta paura di prendere questa decisione, perchè ero spaventato dall’esperienza in sè, ma allo stesso tempo non volevo privarmi di una opportunità tale. La scelta più difficile che ho dovuto effettuare è stata quella di saltare o meno in quello che può essere chiamato “vuoto”, che sta a simboleggiare tutti i punti interrogativi e le paure che tutti gli studenti all’estero devono affrontare.
Prima di scegliere ISEC, ho valutato anche altre due associazioni, che non mi hanno convinto abbastanza a fare quel salto, ISEC invece è stata l’agenzia che mi ha reso più sicuro e più voglioso di vivere questa esperienza. Una volta effettuata questa scelta posso dire di non averci mai più ripensato e sono andato spedito lungo questa strada, nella mia testa era scattato una specie di meccanismo che non mi faceva pensare più a tutti i dubbi che avevo ma solo alle varie esperienze che avrei potuto fare nei mesi a venire.
Così dopo un po’ di mesi da questa scelta, sono partito per il Canada, più carico che mai e con 10 mesi da vivere in un Paese totalmente diverso dal mio. Ero certo che durante la mia permanenza sarei cambiato molto dal punto di vista personale e caratteriale, durante l’anno all’estero si matura molto grazie alle varie prove di forza che prima o poi bisogna effettuare. Una fra tutte salutare i propri cari e prendere un aereo che ti porta dall’altra parte del mondo, posso ammettere che lì per lì fa molta paura!!!
Ma se si prende coraggio e si salta definitivamente nel „buio“ prendendo tutte le cose positive dell’esperienza tutto sembrerà più facile e „limpido“.
La sensazione appena passati i controlli di sicurezza mentre si aspetta il gate è indescrivibile, si passa dalla paura assoluta all’eccitazione che non ti permette nemmeno di stare seduto sulle poltroncine dell’aeroporto, una volta preso l’aereo mi sono reso conto di avere le carte in regola per vivere al meglio questa esperienza e come di colpo tutti i miei dubbi sono svaniti. Avevo finalmente fatto quel cosiddetto “salto nel buio”.

Una volta arrivato ho subito iniziato a riscontrare le prime differenze tra me e i canadesi, specialmente con la famiglia ospitante e con i ragazzi che ho conosciuto con il tempo a scuola. Come ho sempre pensato avere una buona famiglia ospitante è una parte importante dell’esperienza perché si tratta di trovare delle persone che saranno i vostri punti diriferimento per i seguenti mesi.

Onestamente sono rimasto colpito da come la maggior parte delle famiglie sviluppino il loro rapporto con gli studenti,prima di partire pensavo che avrei passato molto tempo con i miei genitori ospitanti, ma una volta arrivato qui ho scoperto che quella non sarebbe stata necessariamente la realtà. Non posso assolutamente lamentarmi della mia famiglia ospitante, che mi aiuta e supporta ogni giorno e con la quale ho un rapporto stupendo che continuo a coltivare giorno per giorno, cercando di dare le stesse attenzioni che loro danno a me.

Però ho conosciuto diversi ragazzi che hanno avuto diversi problemi con le loro famiglie ospitanti in quanto si sonosentiti trascurati da quest’ultime, una cosa che però ho imparato durante questo cammino è che parlare e chiarirsi con le persone aiuta molto. Spesso può capitare di avere dei fraintendimenti, soprattutto dovuti dalla tematica linguistica che sicuramente non facilita le relazioni. Ma ricordate con il dialogo tutto si risolve, pure le situazioni che sembrano irrisolvibili!
Per quanto riguarda le amicizie invece, posso definirmi una persona parecchio estroversa e quindi non ho mai faticato per fare nuove amicizie, ma a parte questa premessa all’inizio sembrerà più facile fare amicizia con gli altri studenti internazionali piuttosto che con studenti canadesi. È una dinamica normale, è come se si avvertissero le stesse emozioni e si avessero li stessi problemi. Quello che consiglio però è di cercare di trovare quelsiasi pretesto per parlare con gli studenti canadesi una volta arrivati a scuola, alcuni di loro possono rivelarsi chiusi, ma altri sono pronti e vogliosi di accogliervi e conoscere la vostra cultura e il vostro modo di essere.

Stando più tempo con persone che non parlano la vostra lingua aumenterà in modo incredibile la vostra conoscenza dell’inglese, è una delle soddisfazioni più grandi che possiate probare durante la permanenza all’estero.

Ripensandoci ora, mi viene da dire che per fortuna non ho dato ascolto a tutte le paure che avevo prima di partire e che ho scelto di intraprendere questa esperienza, che si sta rivelando fantastica e piena di soddisfazioni.





